VALUTAZIONE DELLA PREDISPOSIZIONE ALLA PERICOLOSITÀ DI SETTORI GLACIALIZZATI E RECENTEMENTE DEGLACIALIZZATI

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  • Il lago alla base del ghiacciaio di Punta Fornet (Valle d’Aosta)
    Il lago alla base del ghiacciaio di Punta Fornet (Valle d’Aosta)

I dati che compongono l’inventario dell’estensione attuale e passata dei ghiacciai delle Alpi occidentali e la cartografia geomorfologica dei settori deglacializzati servono come base per riconoscere quelle aree che possono essere oggetto di fenomeni di instabilità. Sono state esplorate piste diverse, utilizzando le funzionalità dei GIS che permettono di incrociare i dati acquisiti, fra loro o con i diversi parametri dei modelli digitali del terreno.

L’automatizzazione delle operazioni permette di individuare aree predisposte a dare origine a fenomeni di pericolosità, anche se un complemento manuale resta comunque spesso necessario. In questo modo, le aree a rischio di crolli rocciosi causati dalla decompressione post-glaciale corrispondono alle pareti rocciose subverticali che erano glacializzate nella PEG. Queste aree sono determinate su GIS attraverso la sovrapposizione dell’estensione del ghiacciaio a quell’epoca con la cartografia delle pareti. Un’analisi strutturale di dettaglio (litologia, tettonica) permette quindi di affinare la zonizzazione manualmente.

Un utilizzo semplificato del metodo Bonnet-Staub (2001) permette di determinare “la propensione alla generazione di colate” di detriti nei margini proglaciali. Un indizio di questa tendenza è elaborato prendendo in analisi i due principali fattori di predisposizione: acclività e volume del till mobilizzabile. Questo permette di definire tre classi di propensione alla generazione di colate detritiche: debole, media e forte.

Le aree predisposte alla comparsa di nuovi laghi glaciali sono determinate con l’aiuto dei due primi livelli del metodo Frey (2010). I settori della superficie del ghiacciaio la cui pendenza è inferiore a 5° sono anzitutto riconosciuti sulla base dei modelli digitali di terreno (DTM – Digital terrain model). In seguito vengono selezionati manualmente quelli che presentano un brusco cambio di pendenza, una diminuzione della larghezza del ghiacciaio e un’alternanza tra settori con pochi crepacci e settori crepacciati.