SITO PILOTA: IL GHIACCIAIO DI TETE ROUSSE (ALTA SAVOIA)

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  • Il ghiacciaio di Tête Rousse
    Il ghiacciaio di Tête Rousse

La rottura di una sacca d’acqua contenuta nel ghiacciaio di Tête Rousse è stata all’origine di una catastrofe nel 1892 (175 vittime). Tra il 2009 e il 2010, una sacca di circa 55.000 m3 è stata rilevata all’interno di questo ghiacciaio, grazie a una combinazione tra metodi geofisici (radar, RMP – Risonanza Magnetica a Protoni, fori, livelli piezometrici) messi in atto in contemporanea da tre laboratori di Grenoble (LGGE, ISTerre-ex LGIT e LTHE). E’ la prima volta che una sacca d’acqua intra-glaciale di tale importanza viene individuata in un ghiacciaio alpino prima che si verifichi una rottura: nel 2010, questa sacca rappresentava una minaccia per i 3.000 abitanti di Saint-Gervais les Bains.

Le autorità pubbliche sono state avvisate il 13 luglio 2010, e la sacca è stata svuotata artificialmente tra agosto e ottobre. I programmi di osservazione e analisi condotti tra il 2010 e il 2012 hanno avuto come obiettivo il monitoraggio e la comprensione dei meccanismi di riempimento della sacca d’acqua e del rischio di collasso della cavità e lo studio dell’evoluzione del regime termico del ghiacciaio. La sacca è stata nuovamente svuotata il 28 settembre 2011.

I livelli d’acqua sono stati misurati con l’aiuto di sensori piezometrici. Grazie alle misure meteorologiche, a quelle con ultrasuoni e a quelle delle paline di ablazione, la fusione giornaliera è stata determinata nel corso della stagione estiva 2011. Il confronto tra velocità di riempimento e dati di fusione giornaliera permette di concludere che esiste un’ottima correlazione tra i due fattori, e che esiste un flusso permanente che alimenta la cavità indipendentemente dalla fusione in superficie.

Le misure della deformazione superficiale, quelle sonar e quelle GPR (Ground Penetrating Radar) hanno permesso di identificare i fattori responsabili del cambiamento della geometria della cavità. Il flusso del ghiaccio contribuisce alla chiusura rapida ma parziale della cavità, quando questa è vuota. D’altro canto le misure indicano, nel 2011, una riduzione dello spessore del soffitto della cavità legata agli importanti crolli della parte interna del tetto, confermati dalla presenza di blocchi di ghiaccio identificati in fondo ai fori.

Le osservazioni condotte tra il 2010 e il 2011 mostrano che una cavità parzialmente vuota si riempie molto rapidamente, mentre una cavità piena d’acqua si ingrandisce lentamente, perché la sua espansione dipende dallo scorrimento del ghiaccio indotto dalla pressione dell’acqua nella cavità. La geometria della sacca evolve rapidamente, in funzione del suo riempimento e dello scorrimento del ghiaccio. In seguito a uno svuotamento artificiale, può chiudersi parzialmente e non è escluso che possa formarsi altrove. In ogni caso, e qualunque siano le operazioni previste per il futuro, è ancora indispensabile sorvegliare l’evoluzione del volume d’acqua.

Lo studio del regime termico, basato su numerosi fori in profondità e su misure della temperatura, permette di concludere che la ritenzione dell’acqua è dovuta alla lingua fredda della parte a valle del ghiacciaio. Le temperature del ghiaccio evolvono essenzialmente in funzione dello spessore del manto nevoso: paradossalmente, un aumento della fusione della neve in un periodo di riscaldamento porta a un raffreddamento del ghiacciaio. Le simulazioni numeriche confrontate con le misure indicano che la sacca d’acqua attuale si è formata progressivamente e lentamente, nel corso di decine di anni. Lo studio termico mostra poi come la lingua fredda continuerà molto probabilmente a svilupparsi verso monte nei prossimi anni, anche se il processo è molto lento.

Le misure GPR hanno permesso di costruire un modello digitale del terreno affidabile, con un incertezza di +/- 10 metri.