SITI PILOTA : SETTORI RECENTEMENTE DEGLACIALIZZATI

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  • Modellizzazione della temperatura annuale media sulla superficie delle pareti rocciose del sito 1
    Modellizzazione della temperatura annuale media sulla superficie delle pareti rocciose del sito 1

Sviluppata nei margini proglaciali in parte o totalmente deglacializzati da qualche decennio o dalla fine della PEG, questa azione mirava a testare metodi che permettano di recensire in maniera dettagliata i processi passati e attuali (e le loro possibili combinazioni) generatori di rischio. A questo si aggiunge la quantificazione del volume dei materiali mobilizzabili e la caratterizzazione dei materiali stessi, in particolar modo dal punto di vista della loro stabilità.

I quattro siti pilota scelti sono i margini proglaciali delle seguenti aree:

  1. Bionnassay-Tête Rousse-Griaz (massiccio del Monte Bianco, Alta Savoia). In parte situata immediatamente a valle del sito pilota di Tête rousse, quest’area è stata studiata dal punto di vista di: (i) formazione di colate  detritiche in caso di svuotamento di una sacca d’acqua intraglaciale; (ii) svuotamento del lago proglaciale di Bionnassay, (iii) destabilizzazionepotenziale di ghiacciai sospesi per degradazione del permafrost;
  2. Tzanteleina (alta Val de Rhêmes, Valle d’Aosta). Questo sito è caratterizzato da un forte tasso di fusione glaciale con conseguente arretramento della fronte. L’area di studio è situata sul margine proglaciale dove sono  presenti più laghi di neoformazione e di potenti depositi detritici. Sono stati raccolti diversi parametri ambientali, mediante una stazione meteorologica, e sono state eseguite indagini geofisiche sui campioni  appositamente raccolti, per ottenere la caratterizzazione geotecnica dei materiali al variare dei parametri ambientali;
  3. Verra Grande (alta Val d’Ayas, Valle d’Aosta). Il sito è localizzato nella parte terminale dell’imponente apparato morenico della PEG del Ghiacciaio di Verra Grande, in corrispondenza del Lago Blu, lago di sbarramento  morenico di neoformazione. Come per il sito della Tzanteleina anche in questo caso sono state eseguite delle indagini in situ e analisi in laboratorio finalizzate alla caratterizzazione meccanica dei materiali;
  4. Capra e Ciardoney (Valle Orco, Piemonte). La Valle Orco ospita alcuni degli apparati glaciali più significativi dell’area piemontese di interesse del progetto. I due settori sono stati scelti rispettivamente per l’accessibilità  (Capra) e per la considerevole mole di dati glaciologici e climatici disponibili (Ciardoney). Sui due siti sono state impiegate tecnologie avanzate per il rilievo delle superfici topografiche, con lo scopo di identificare, mediante un approccio multi temporale, eventuali differenze topografiche indicative di processi morfodinamici in atto o passati.

 

Diversi metodi sono stati applicati sui quattro siti. Lo spessore dei materiali mobilizzabili a Pierre Ronde (sito 1) in occasione di uno svuotamento repentino dal ghiacciaio di Tête Rousse è stato misurato tramite tomografia  elettrica, un metodo geofisico che permette di avere informazioni circa l’eventuale presenza di ghiaccio e quindi la coesione del deposito. Misure geofisiche in situ e analisi di laboratorio sono state utilizzate anche per i siti 2 e 3, completate da analisi fotogrammetriche. La caratterizzazione geotecnica dei materiali del margine proglaciale del sito 2 è stata confrontata con lo studio del contenuto in acqua dei depositi detritici, del flusso di calore e della temperatura del suolo tra 2 e 50 cm, completata dai dati meteorologici dell’aria rilevati da una stazione automatica; inoltre sono state eseguite prove geotecniche e geofisiche in laboratorio. I rilievi sul sito 4 sono stati realizzati mediante LiDAR terrestre, GNSS, fotogrammetria digitale aerea e terrestre, per il riconoscimento di modificazioni topografiche imputabili a processi d’instabilità. Inoltre, la modellizzazione della distribuzione spaziale della temperatura annuale media in superficie delle pareti rocciose ha permesso di valutare la stabilità dei ghiacciai sospesi a base fredda presenti sul sito 1.

Di impiego semplice e rapido, i metodi geofisici permettono di caratterizzare i depositi in profondità, specie in un contesto influenzato dal permafrost. Allo stesso modo, la ripetizione di rilievi con laserscanner terreste consente
un monitoraggio dei processi attivi. Infine, la modellizzazione permette una prima valutazione di un fenomeno potenziale alla scala del bacino glaciale, preliminare a uno studio più mirato. D’altro canto, la strumentazione e il monitoraggio di un sito non possono essere adoperati che su siti per i quali è stata osservata una ricorrenza di eventi, per raccogliere i dati necessari alla loro analisi e permettere una previsione migliore della loro eventuale occorrenza.