La rete di cooperazione

Le aree glaciali e di recente deglaciazione si caratterizzano per la loro estrema dinamicità, dovuta alla prontezza con cui le masse glaciali rispondono ai cambiamenti climatici (variazioni di precipitazioni e temperatura), anche se minimi. Questi settori sono caratterizzati da una vasta gamma di processi morfogenetici che modellano il paesaggio di alta montagna e allo stesso tempo comportano dei rischi per l’uomo, le infrastrutture e le attività che insistono in tali aree. Alcuni fenomeni si verificano indipendentemente dal momento evolutivo delle masse glaciali, mentre altri si associano specificamente a fasi di avanzata o di regresso. Alla luce dell’attuale contesto climatico e degli scenari futuri (rapporto IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change), che prevedono una prosecuzione nel corso del XXI secolo del trend di riscaldamento, le Alpi e in particolare i settori glacializzati appaiono come una delle zone europee più esposte a tali cambiamenti che possono indurre l’acuirsi o l’instaurarsi di nuove sfide nella gestione dei rischi che ne derivano.

Da un lato e dall’altro delle Alpi i pericoli naturali e le difficoltà nella loro gestione sono simili: il clima e la morfologia (caratterizzata da valli e versanti ripidi, con spazi ristretti per gli abitati) sono gli stessi, e i fenomeni naturali non hanno confini nazionali. Le peculiarità dei pericoli naturali che caratterizzano l’ambiente alpino ha portato ad affrontare questo tema a livello transfrontaliero, mediante progetti di cooperazione territoriale in cui tecnici, scienziati, ma anche amministratori e politici si confrontano e collaborano per arrivare a procedure condivise, con l’obiettivo comune della prevenzione dei rischi naturali: lo scambio di dati, l’armonizzazione delle cartografie di pericolosità, lo scambio di best practices ne sono un esempio. La rete rischi naturali, nata grazie ai numerosi progetti, si è definitivamente consolidata con il progetto strategico Alcotra RiskNat. La rete ha come obiettivo la creazione di una riflessione strategica comune su concetti quali la “cultura del rischio” e il “rischio sostenibile”, in una prospettiva di sviluppo sostenibile. Ogni istituzione dello spazio transfrontaliero delle Alpi occidentali ha grazie ad essa allargato al di là dei propri limiti lo spettro delle competenze alle quali fare appello nel quadro delle proprie attività.

La necessità di confrontarsi è ancora maggiore quando si trattano problemi molto specifici, quali i rischi di origine glaciale e periglaciale, che comportano conoscenze e competenze a livello scientifico, tecnico e operativo “di nicchia”. Così il progetto GlaRiskAlp, nato sotto l’egida del progetto strategico RiskNat, ha riunito esperti del mondo tecnico e scientifico con l’obiettivo di individuare quali pericolosità sono da attendersi nel futuro in questi settori e come poter analizzare, monitorare e gestire i casi di rischio, sulla base delle esperienze fatte su alcuni siti pilota, approfondendo le conoscenze su tali fenomeni e rendendo più fruibili le competenze acquisite in materia di rischi glaciali, il tutto consolidando i rapporti tra i diversi attori coinvolti nella messa in sicurezza del territorio transfrontaliero.