Conclusioni

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I rischi di origine glaciale sono fenomeni tipici dell’ambiente alpino che richiedono una strategia particolare di azione.

Un recente seminario tecnico, organizzato dal Pôle Alpin d’études et de recherche pour la prévention des Risques Naturels (PARN), cui hanno preso parte diversi partner del progetto, ha messo a confronto esperti di diversi ambiti tecnici e scientifici e gestori del territorio per delineare le indicazioni per arrivare a una gestione integrata efficace (dalla prevenzione alla gestione dell’emergenza) dei rischi di origine glaciale. Questo appuntamento (http://tinyurl.com/glarisk) ha permesso di chiarire quali sono i punti chiave che devono essere presi in considerazione quando si tratta di questo tipo di rischio, e come il progetto GlaRiskAlp si inserisce all’interno di questa riflessione.

Si tratta di fenomeni complessi, che coinvolgono materiali di tipo diverso e presentano dinamiche molto varie: crolli di seracchi, collassi di porzioni di ghiacciaio, rotte glaciali derivanti da sacche d’acqua interne al corpo glaciale o da laghi glaciali superficiali, eventi di colata detritica originati da zone periglaciali recentemente deglacializzate. Questa complessità necessita un approccio multidisciplinare, che coinvolge esperti di diversi settori: glaciologia, geomorfologia, nivologia, telerilevamento, modellizzazione 3D e digitale.

Questi fenomeni sono caratterizzati da una scarsa frequenza e una grande intensità, che per effetto dei cambiamenti climatici potrebbero aumentare, come nel caso di ghiacciai che attualmente sono freddi e che, con l’aumento delle temperature, potrebbero diventare temperati e andare incontro a instabilità. Vista la scarsa frequenza e la loro posizione remota rispetto agli elementi vulnerabili (centri abitati e infrastrutture di origine antropica), si tratta di eventi naturali non molto studiati. Sono molte, quindi, le incertezze e le carenze nella comprensione della loro dinamica: per questo sono necessarie ulteriori ricerche, che prevedano la collaborazione di esperti di diversi campi del mondo scientifico anche di nazioni diverse. Progetti di cooperazione transfrontaliera quali GlaRiskAlp permettono di ampliare e rafforzare le reti di questi soggetti, allargandole oltre i confini.

Sebbene si tratti di fenomeni in genere “lontani” dall’uomo sulle Alpi, vista la morfologia del territorio, si sono verificati diversi eventi con danni a persone o cose e alcune situazioni di potenziale rischio sono state individuate. Di fondamentale importanza per lo studio dei ghiacciai e l’analisi dei fenomeni di rischio correlati risulta l’inventario dei ghiacciai delle Alpi occidentali, comprendente l’estensione attuale e quella alla fine della PEG, oltre a quella degli anni Sessanta e Settanta. Sono stati inoltre cartografati i margini proglaciali, per conoscere meglio i processi che li hanno coinvolti e che continuano ad avere effetti su di loro.

Lo studio di siti pilota nell’ambito di un progetto come GlaRiskAlp permette di effettuare ricerche “in tempo di pace” che durante la gestione di un’emergenza non è possibile fare: non solo è stato possibile approfondire la conoscenza su quei siti specifici, dove dei rischi esistono, ma si è riuscito a testare e vaLiDARe tecniche che potranno essere trasferite e utilizzate in casi simili che si dovessero presentare nel futuro.

Infatti “in tempo di crisi” è necessario avere tutte le risorse necessarie disponibili immediatamente: strumentazioni funzionanti e testate così come persone addestrate a gestirle e formate per interpretare correttamente le misure e fornire i risultati utili alla gestione dell’emergenza. I tempi dell’emergenza e i tempi della ricerca non sono spesso compatibili, seppure si verifichi spesso che le risorse (soprattutto in termini economici) si rendano disponibili solo al momento della crisi.

E’ inoltre necessario che vi sia una efficace comunicazione ed efficiente collaborazione tra mondo tecnico e mondo scientifico, anche in “tempo di pace”. Gli strumenti che le ricerche mettono a disposizione devono essere  trasmessi ai gestori del territorio, e sempre più l’interazione deve avvenire in corso d’opera, volta a finalizzare gli studi verso un’operatività che in tempo di crisi è fondamentale.